Sulla Porta

Michael_Maier_Atalanta_Fugiens_Emblem_27Battesimo in calce mediatica, sussurro tra i nembi di polivalente ambizione: tastare insieme la ferita e la nozione di Sacro nel Moderno. Forgiare il calice delle proprie speranze. Risuonare tra le trombe della propria Via, nel giudizio, nel posizionamento di persistente, solida rinascenza.

Non affronto la macchina (tastiera di frontiera dell'Hic et Nunc dell'Oggi) come novello Ludd, ma richiamo l'inattuale in ognuno. Messaggi speciali a livello politico non fuoriescono certo come lacerti scomposti, da questo non-luogo. Mi situo nel teatro tragico ove la Forma non esclude l'Infinito, forse "rasandomi la maschera" come riferiva Laforgue.
Si auspica un concento tra necessità di andare oltre la propria natura e l'esservi confitti. Il proposito indagatorio non si rifrange sul quotidiano, pur non potendo certo ammettere l'uscita dalla Storia (ma dalla storia della Salvezza, la pedagogia divina…). Nell'epoca della riproducibilità tecnica, tuttavia non posso affermare di sentire una progettualità senza risolvere ad ogni istante la dicotomia praxis-essere.

Come ho scritto in una mia poesia: "Se l'anello s'indossa. Risuona." Il dado è tratto e in questa rovina, almeno il brandello… Il maglio di un blog…Per donarmi in pace ad ogni possibile comunicazione.

Non posso dimenticare di situare la penna e la pena tra i divertissement e tra i bagliori, nelle personalità, tra i momenti storici, gli eventi e le opere in posizione verso un salto originario, più che originale. Ciò significa un'introversione dell'accadimento da riportare, per occhi sempre nuovi. Secchi e umidi al contempo…Ovvero Eraclito e l'apertura al sensibile (pregno di natura da trasmutare).

Non posso riportare che il mio disagio nell'appercezione fondativa il semplice scambio d'idee. Se permangono a sé, non si danno novità ma solo concatenazioni di senso.

Poi l'attenzione al patologico, a ciò che si sforma. Doniamoci un sorriso, mentre percorriamo la fune delle speranze. Uno sguardo terso mentre riannodiamo le fila e sondiamo alcuni argomenti stuzzicanti al palato, scioglievoli nel maelström delle nostre emozioni secrete. 

E se vogliamo tener presente la relatività della parola, possiamo sbirciare Rabelais, all'inizio del Pantagruel: 

"Tutti i filologi ammettono unanimemente che quando i fatti sono evidenti le parole sono superflue; i discorsi sono necessari solo quando le cose di cui si discute non si appalesano chiaramente."

Meglio dunque un grand-guignol tra le parole o un ermetico distacco in cesure? Rabelais determina un Enigma e una doppia risposta? Ogni problema è un falso problema.

 

Non potendo scendere, ogni pomeriggio della mia esistenza, in un laboratorio tra alambicchi e liquidi d'ogni sorta, potrei prendere a prestito il mio spazio, il mio dominio internet e cercare di operare con gli elementi sotto i miei occhi. Ogni persona che si sente in sintonia con me, è invitata a contattarmi, partecipare alle mie baldanze e mattanze, tra i fiumi d'inchiostro troppo spesso stantii e rappresi senza la vita dell'azione sfrondante.

Perciò la mia discesa nella cantina dell'alchimista riserverà sempre nuove combinazioni, la mente cava le sue sonde, il cuore si spande ove possibile.
Opere coagulate, sentieri percorsi e sentieri interrotti. Ogni curiosità mista a persistente meraviglia verso l'unica cosa che possiamo compiere: un rapporto su ciò che per noi costituisce MONDO-NELLA VISIONE.

Nel percorrere l'ebbrezza  e il sogno, Dioniso e Apollo, rammento il passaggio dei Maestri Cantori, attraverso Federico Nietzsche:

"Amico mio, proprio questa  è l'opera del poeta,
che egli interpreti e annoti il suo sognare.
Credetemi, la più vera illusione dell'uomo
gli viene aperta nel sogno:
ogni arte poetica e poesia
non è che interpretazione del sogno vero." [1]

L'ammaestramento di Hans Sachs fonde la Visione e la sbrina in un placebo di significati. Mi trasfiguro in questa presentazione, ripeto che ciò che conta è un fattore musicale. Mi auguro di toccare alcune corde profonde, altre in frizzante superficie. Raccontiamoci a che punto siamo. Salpati? Annegati? Ancorati? Partiamo senza ormeggi, potremmo scoprire le Colonne d'Ercole al di là dell'ovvio. Potremmo osare l'impossibile, soli. In una tensione echeggiante il risveglio.

 

Sulla Soglia di questo tempio virtuale: OGNI PENSIERO VOLA, OGNI CAUSA STA.

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Stefano Eugenio Bona 

NOTE: 1 Friedrich Nietzsche, La nascita della tragedia, p.20, Adelphi, Volume III, tomo I delle "Opere di Friedrich Nietzsche"; * immagine tratta da una peregrinazione a Bomarzo, novembre 2012